Come il campo da golf sta cambiando per i millennial

Il mondo sta cambiando e con esso anche i passatempi: c’è meno tempo libero, il digitale domina, si cercano esperienze sempre nuove e particolari. In un contesto del genere, è normale che molti giovani siano poco interessati al golf, visto spesso come un passatempo da vecchi ricconi. Sappiamo che non è così, ma alcuni strati delle generazioni più giovani fanno fatica a capirlo. Ecco perché stanno nascendo modi nuovi per vivere il golf.

I giovani non giocano più a golf?

Uno studio pubblicato su Golf Science Journal analizza il rapporto dei giovani con questo sport. I dati iniziali sono sconfortanti: le nuove generazioni giocano sempre meno a golf, i golf club fanno fatica ad attrarre millennial e appartenenti alle generazioni successive. Dobbiamo prepararci a dire addio al golf, quindi? Non è detto. Prima di disperare, analizziamo le possibili ragioni di questo calo.

Il golf è percepito come uno sport costoso, il che è un freno per tanti millennial in condizioni economiche un po’ precarie. Inoltre, lo si vede come uno sport tutto sommato solitario, difficile da condividere con gli amici. In realtà, sappiamo bene che si può vivere il golf sia come un’esperienza individuale sia in compagnia.

Quel che è peggio, però, è che molti millennial considerano il golf uno sport noioso e sempre uguale a se stesso. Uno sport per pensionati, insomma. Per una generazione che cerca esperienze brevi ma intense, questo è un forte disincentivo anche solo a provare. Il che è un peccato, dato che il mondo è pieno di campi da golf costruiti in luoghi bellissimi e che garantiscono forti emozioni.

Cosa fare per sovrascrivere tutte queste opinioni sbagliate?

Per il tee time ci si trova al bar

I golf club di tutto il mondo stanno lavorando a modi sempre nuovi per attrarre le nuove generazioni. Una soluzione particolarmente interessante arriva però dal Regno Unito, luogo di nascita del brand TopGolf. I creatori, Steve e Dave Jolliffe, hanno creato una catena di lounge bar a tema golf.

I locali della catena sono nel mezzo di campi grandi appena 5 ettari, cui i giocatori non hanno accesso. Se non puoi muoverti nel campo, allora come fai a giocare? Dal bar, ovvio!

Per giocare, devi prenotare una lounge insieme agli amici. Qui puoi bere, mangiare e chiacchierare, come in un locale tradizionale. In più, ti vengono fornite delle palline dotate di microchip e un drive: ti posizioni sull’apposito tee e cerchi di colpire i diversi bersagli che si trovano nel campo di fronte a te. Grazie al microchip, il sistema rileva i punteggi e a fine serata decreta i vincitori.

Non è come giocare a golf in un campo tradizionale, su questo non c’è dubbio. Eppure, potrebbe fare la differenza.

La morte del vero golf?

Siamo sicuri che queste realtà non daranno il colpo di grazia al golf? In realtà è poco probabile. Anzi, potrebbero addirittura avvicinare millennial che non avrebbero mai pensato di giocare a golf, se non fossero passati per questi bar.

I bar di TopGolf e le altre realtà affini sono molto più economiche di qualsiasi campo da golf. Questo basta a vincere la resistenza di chi vorrebbe provare a colpire una pallina, ma non se la sente di spendere troppo. Inoltre, i locali forniscono una versione del gioco fruibile anche in compagnia e a pochi passi da casa. Insomma, una versione “light” del golf ideale per i millennial più scettici.

Per il momento, la strategia sembra dare i suoi frutti. In uno studio del 2017, la National Golf Foundation analizza il modo in cui i millennial si approcciano al golf. Da quanto è emerso, il 75% dei nuovi giocatori ha iniziato proprio con attività del genere. Una volta appassionatisi, si sono dedicati al golf vero e proprio.

In definitiva, il golf sta cambiando ma ha ancora una lunga vita davanti.


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